
Uno spettacolo tra teatro e danza, due equilibriste nel tempo, poesia e ironia...
Come è nato lo spettacolo: dall'idea alla scena

Due attrici la prima genovese, Anna Dego e la seconda torinese Anna Stante, appena uscite dalle rispettive accademie iniziano a lavorare insieme in alcuni spettacoli del circuito teatrale italiano. Le loro strade si separano per poi rincontrarsi 30 anni dopo in occasione di un lavoro con Lucia Bensasson, attrice del Théâtre du Soleil e fondatrice di ARTA a Parigi. Da questo incontro, riavvolgendo il nastro del tempo delle loro esperienze, decidono nel 2023 di frequentarsi e confrontarsi con l'idea di allestire uno spettacolo insieme. Così dopo diversi incontri pieni di ricordi, aneddoti ed emozioni iniziano a scrivere insieme il testo dello spettacolo Il corpo del tempo.
Anna Dego
Anna Dego si diploma alla scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova e inizia lavorando con registi di teatro tra i quali Nanni Garella, Marco Sciaccaluga, Benno Besson, Elio De Capitani, Ferdinando Bruni, Franco Branciaroli, Alexandr Galin, Raul Iaiza.
Nel ’94 si trasferisce a Palermo e dalla collaborazione con il regista palermitano Claudio Collovà, attuale direttore artistico del Teatro di Segesta, nascono una serie di spettacoli legati alla sperimentazione e alla ricerca teatrale. Gli spettacoli Miraggi corsari e La caduta degli angeli sono progetti sostenuti dal Ministero di Grazia e Giustizia, con il coinvolgimento di ragazzi del carcere minorile ‘Malaspina’ di Palermo. L’incontro con la coreografa Adriana Borriello all’interno dello spettacolo Tango barbaro di Copi con Toni Servillo e Mariangela Melato, regia di Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, segna una svolta importante. Nel ’97 entra nella compagnia della coreografa dove lavorerà per i successivi 9 anni, partecipando al Progetto Catartico, trilogia di spettacoli nati da ricerche antropologiche ed etnocoreologiche sulle tradizioni popolari con particolare attenzione al sud Italia. Selezionata al Festival Inteatro di Polverigi (2002) presenta il duo Nododiamante, insieme ad Alessandro Mor, la cui tappa successiva, Ostinato, debutta a RomaeuropaDanza. Nel 2002 inizia la collaborazione tutt’ora in corso, come danzatrice e coreografa, con l’ensemble musicale Arpeggiata diretto da Christina Pluhar, i cui concerti presenziano in festival e teatri internazionali tra i quali Carnegie Hall a New York, Salle Gaveau a Parigi, Walt Disney Concert Hall a Los Angeles, Flagey a Bruxelles, Hong Kong Arts Festival e City Recital Hall di Sidney. Nel 2018 viene selezionata da PAV all’interno di Fabulamundi/Playwriting Europe con il suo progetto di teatro danza tratto da Il tempo sospeso dell’autrice iraniana Azar Mortazavi. E’ autrice e regista degli spettacoli Nododiamante (vincitore del premio “Teatri per la Danza”), Ostinato (RomaeuropaDanza), Love/Hate (Napoli Teatro Festival 2017), Maria’s Circus (Napoli Teatro Festival 2020), Il Corpo del Tempo, Teatro della Tosse di Genova (Novembre 2024). Conduce workshop in Italia e all’estero nei quali convergono le sue esperienze di attrice e di danzatrice; a Parigi presso il Centre de Danse du Marais e presso ARTA (Association de Recherche des Traditions de l’Acteur).
Anna Stante
Si diploma nel 1989 a Firenze alla Bottega Teatrale di Vittorio Gassman e subito inizia a lavorare nelle principali compagnie di giro Italiane diretta dai più importanti registi (Squarzina, Sciaccaluga, Ronconi, Branciaroli).
Passa successivamente alla televisione (2001) diventando un volto noto di una delle fiction più seguite su Canale5 oltre ad annoverare varie partecipazioni a film e serie tv prodotti dalla Rai, Mediaset, e dalla Tv Svizzera.
Da anni si occupa anche di formazione organizzando corsi e seminari teatrali per bambini e adulti.
TEATRO
2024, Il corpo del tempo - di e con Anna Dego e Anna Stante, regia Anna Dego
2021/22, Luce 26692 - regia Barbara Altissimo
2006, Nietzsche. La danza sull’Abisso, regia Walter Malosti
1997/98/99, Memorie di una Cameriera, regia Luca Ronconi
1995, La dodicesima notte, regia Franco Branciaroli
1994, Re Lear , regia Franco Branciaroli
1993, L’ispettore Generale, regia Franco Branciaroli
1992/93, Cirano De Bergerac, regia Marco Sciaccaluga
1990/91, Ista Laus ProNativitate et Passione Domini, regia Nanni Garella
1990, Liolà, regia Luigi Squarzina
1990, La famiglia Mastinu, regia Egisto Marcucci
TELEVISIONE/CINEMA
In Tv recita in serie televisive di successo: Don Matteo, Non Uccidere, Casa Flora, La Farfalla Granata, Una Ferrari per due, Un Passo dal Cielo, L’Avvocato, 100 Vetrine, Una Donna per Amico, Lui e Lei, Trenta Righe per un Delitto, Provincia Segreta, Linda e il Brigadiere, Il caso Bebawi, Edera.
Nel cinema è diretta dai registi Renato Pozzetto, Massimo Venier, Marco Ponti, Vicenzo Verdecchi, Maurizio Nichetti, nei seguenti film: Un amore su misura, Il giorno in più, Ti amo troppo per dirtelo, Ora e per sempre, L’una e l’altra.
Sinossi
Due donne, attrici e amiche di lunga data, si ritrovano dopo trent’anni.
Potrebbero ricordare un Vladimiro ed Estragone al femminile, ma qui non c’è un Godot da attendere, qui ci sono solo loro, due equilibriste in borghese, in cammino sul filo sottile del vissuto, in bilico tra memoria e presente.
In questo incontro il tempo non è misura astratta, ma materia viva.
Si fa corpo, si incarna nei gesti, negli sguardi, nei silenzi. Si intreccia con la memoria e con la sua erosione.
Il tempo si dilata, si contrae, si sospende.
Perché la vita non si lascia contenere in una linea retta, ma devia nelle sue crepe, pulsa nei suoi vuoti, si avvolge nei suoi ritorni.
Nel fluire tra passato e presente, il viaggio delle due donne diventa specchio di una condizione universale: la fragile forza con cui l’essere umano si misura con l’inafferrabilità del tempo.
Perché in fondo non si tratta di una reunion a distanza di trent’anni,
ma di un incontro con ciò che è stato —
e con ciò che, forse, potrebbe ancora essere.
Note di regia
Avere toccato diversi linguaggi artistici è un aspetto fondamentale del mio percorso. Il mio lavoro si sviluppa là dove nel linguaggio cede e tra il teatro e la danza si disegna un codice aperto, vivo e personale.
Questo spettacolo nasce dall’incontro con i saggi del filosofo coreano Byung-Chul Han: La scomparsa dei riti e Il profumo del tempo.
Mi interessa la sua visione lucida del contemporaneo: un ritratto preciso di una società in cui la comunicazione non crea comunità, dove il tempo si fa compulsivo e fagocita la storia, dove “l'experience” sostituisce l’esperienza e lo storytelling prende il posto del racconto vissuto.
E allora il teatro — il rito del teatro — diventa uno degli ultimi luoghi di resistenza a questo corto circuito.
Anna Dego - regista